L’utilizzo del pesce azzurro nella tradizione culinaria italiana risale agli antichi romani che gradivano condire i loro piatti con il Garum. Il Garum era una salsa cremosa ottenuta dalla macerazione di pesci piccoli (acciughe e sardine) e pesci più grandi tagliati a pezzetti (sgombri e tonni) uniti a strati di erbe aromatiche tritate, il tutto coperto da sale grosso. Ideale per condire primi e secondi piatti. Dell’utilizzo del Garum se ne trova testimonianza negli scritti di Plinio il Vecchio e del grande cuoco imperiale Apicio. Attualmente, è riconosciuta come naturale erede del Garum la colatura di alici di Cetara (Salerno).

Una ricerca condotta dalla London School of Medicine e pubblicata sulla rivista di nutrizione American Journal of Clinical Nutrition ha accertato che coloro che consumano pesce azzurro, una o più volte la settimana, dimezzano il rischio di ammalarsi di degenerazione maculare rispetto a coloro che non ne fanno uso. Mangiare una porzione di gr.100, anche solo una volta la settimana, di pesce azzurro come tonno, acciughe, sardine e sgombri riduce il rischio di ammalarsi di degenerazione maculare, una della cause di cecità più frequenti dopo i 60 anni d’età.

Il famoso cantautore genovese Fabrizio De Andrè ha dedicato al pesce azzurro la sua canzone “Le acciughe fanno il pallone”…dove canta: “…le acciughe fanno il pallone che sotto c’è l’alalunga se non butti giù la rete non te ne lascia una…”. La canzone si riferisce ad un tipico detto ligure con il quale si indica il momento in cui le acciughe, nell’intento di sfuggire dal loro predatore, saltano veloci fuori dall’acqua.